In questo articolo cerco di spiegare quali sono le opzioni per un’azienda che voglia distribuire, ovvero mettere a disposizione del pubblico, una applicazione per iPhone o iPad, nell’ottica di valutare il rischio che la pubblicazione sull’App Store venga rifiutata dalla Apple.

Le applicazioni disponibili sull’Apple App Store vengono infatti valutate per la pubblicazione dalla casa madre e devono rispettare regole spesso deducibili più dalla prassi che da una posizione ufficiale dell’azienda. Le cose si complicano un po’ proprio per le applicazioni aziendali ad uso interno o rivolte esclusivamente ai clienti.

L’unico documento ufficiale a riguardo (App Store Review Guidelinesè piuttosto informale, disponibile solo agli sviluppatori e lascia alcune aree grigie. Per valutare il rischio che una certa applicazione venga respinta si è quindi costretti indagare sui casi di applicazioni non ammesse, cercando sulle varie fonti di informazioni presenti in rete (forum, blog, etc.)

Le conclusioni che riporto provengono da notizie raccolte informalmente; sebbene io abbia cercato di rendere in maniera accurata quella che appare come la prassi, non è possibile prevedere con certezza la valutazione della Apple per qualsiasi applicazione. Vi invito, a correggere eventuali o segnalarmi eventuali integrazioni nei commenti o scrivendomi direttamente.

App aziendali

Le applicazioni per iPhone e iPad spesso vengono usate dalle aziende come veicolo pubblicitario: avere il proprio marchio sugli schermi dei dispositivi Apple è considerato un importante segno di distinzione. La Apple avverte:

Le applicazioni che non sono molto utili, che sono semplicemente dei siti web inscatolati come app, o che non forniscono alcun intrattenimento durevole potrebbero essere rifiutate

Qualora questo tipo di applicazioni-flyer offrano anche qualche tipo di funzionalità di uso generale non hanno però grossi problemi ad essere pubblicate. Si pensi ad esempio a iPasta, la app della Barilla, che contiene ricette, informazioni e alcune furbe trovate.

Esiste però una vasta gamma di applicazioni che possono essere utili alle aziende per le funzionalità che offrono e per i problemi che risolvono, ad esempio le applicazioni ad uso interno o rivolte agli agenti di commercio, ai fornitori e ai clienti.

Queste applicazioni in genere servono a diffondere contenuti o servizi riservati in modo pratico ma controllato. In vari settori è ormai di consuetudine dotare gli agenti o i collaboratori di un iPad con delle applicazioni che fungono da catalogo, contengono tutta la documentazione, aiutano nella gestione dei clienti, nella raccolta degli ordini, etc.

È necessario però fare una netta distinzione tra applicazione riservate ad uso interno (ai collaboratori e ai dipendenti di un’azienda) e quelle riservate ai clienti o a terzi in generale.

##La distribuzione ristretta delle applicazioni

Le applicazioni disponibili sull’App Store dovrebbero essere per uso generale, ovvero disponibili a chiunque. La prassi indica che se una applicazione è riservata ad esempio agli abbonati a un servizio, questo servizio deve essere sottoscrivibile online. Si pensi ad esempio al servizio gratuito di Facebook, alla app World of Warcraft Mobile Armory utilizzabile solo dagli abbonati al famoso gioco o alle applicazioni destinate ai correntisti di ormai quasi tutte le banche.

Inoltre, se il servizio è a pagamento ed è acquistabile dall’interno della app o se parti della app sono “chiuse” e sbloccabili solo con un acquisto, la Apple impone l’utilizzo del proprio sistema di pagamento (In-App Purchase), che prevede una commissione del 30%. Non è possibile usare l’App Store per distribuire applicazioni che necessitino di credenziali (username e password) se queste credenziali sono riservate solo alcune persone, ad esempio spedite via email.

Esistono alcuni modi per evitare del tutto l’App Store e condividere in maniera diretta le applicazioni. In particolare due, chiamati Ad Hoc DistributionIn-House Distribution, sono disponibili anche in Italia, mentre altri due, la Volume PurchaseCustom B2B, sono riservate solo al mercato statunitense.

Ad Hoc Distribution

Ad-Hoc Distribution è un metodo per distribuire app a chi si desidera ma fino ad un massimo di 100 copie. È pensata principalmente per permettere agli sviluppatori di fornire delle copie di prova ai clienti ed ai tester.

I dispositivi Apple sono dotati di un sistema di controllo a Firma Digitale che permette l’installazione solo di applicazioni autorizzate. Le app che vengono scaricate dall’App Store vengono autorizzate con l’acquisto.

Con questo metodo la condivisione delle applicazioni avviene con un file come per i normali programmi per computer. Per autorizzare un dispositivo ad installare la app bisogna comunicare il numero che lo identifica allo sviluppatore. (Vedi questo articolo per sapere come si fa).

Per effettuare l’installazione sarà sufficiente importare il file nel programma iTunes e sincronizzare l’iPhone/iPad nel solito modo a cui siamo abituati.

In-House Distribution

Questo tipo di distribuzione permette l’uso interno aziendale in senso stretto. Un’azienda può mettere l’applicazione a disposizione di tutti i propri dipendenti e collaboratori ma non può essere venduta o ceduta a terzi.

L’applicazione può essere scaricata da un server aziendale, spedita via mail, etc.

L’azienda deve possedere un D-U-N-S® Number che può venir richiesto gratuitamente e iscriversi al iOS Developer Enterprise program.

Volume Purchase e Custom b2b

Questo tipi di distribuzioni sono disponibili per ora solo negli Stati Uniti finalmente anche in Italia (grazie a Dario per averlo ricordato in un commento).

Volume Purchase è un modo per le aziende di acquistare un certo numero di copie di una applicazione esistente per uso interno.

Custom b2b è invece un modo per ordinare ad uno sviluppatore un certo numero di copie di una app personalizzata.

In entrambi i casi l’azienda deve possedere un D-U-N-S® Number e l’acquisto avviene attraverso i siti della Apple (che trattiene il solito 30%), il pagamento è con carta di credito. L’accesso alle applicazioni si ha attraverso l’App Store con un meccanismo a codici (redeem code) del tutto analogo a quello usato per le carte regalo iTunes che si trovano nei grandi magazzini.

Zone grigie

Sappiamo che una catena di distribuzione alimentare può creare una app esclusivamente destinata ai propri punti vendita con In-House Distribution.

E che è possibile creare un’applicazione che sia disponibile solo ai partecipanti di una festa privata, come ad esempio un matrimonio lussuoso, se il fabbisogno di installazioni è inferiore a 100 (Ad-Hoc Distribution), anche spedendo la app via mail.

Me se abbiamo bisogno di più di 100 installazioni? In teoria dovrebbe essere sufficiente creare una app con schermo iniziale di login in cui gli invitati inseriscono le credenziali e un sito Internet su cui gli invitati si possono registrare per ottenere le stesse. Il problema è che la presenza del sito di registrazione non cambia la sostanza di una app con credenziali disponibili solo per un ristretto gruppo di persone e quindi non di interesse generale. In questo caso le probabilità che la applicazione venga rifiutata sono davvero alte.

Il caso, invece, di una industria farmaceutica che desideri creare una app destinata solo dai farmacisti autorizzati sembrerebbe analogo a quello della festa privata. L’applicazione non può essere distribuita in-house perché i farmacisti non sono interni all’industria. Ma non è nemmeno di interesse generale in quanto le credenziali possono essere concesse solo a farmacisti.

Verrà quindi rifiutata? Non so dare una risposta. Da un lato manca l’interesse generale, d’altra parte i farmacisti non sono così pochi come gli invitati a una festa e sono una categoria economica importante. E comunque si può dire che la app sia di interesse generale… per i farmacisti :)