Nel preventivi e poi nei contratti con cui si dà vita a una commessa inserisco questo testo:

L’applicazione viene fornita in formato binario adatto per l’installazione su dispositivi e sistema operativo concordati, accompagnata alla conclusione dei lavori, dal codice sorgente completo.

Metto poi al corrente il committente dei seguenti fatti:

le applicazioni moderne sono entità complesse, costituite accostando componenti software la cui origine è svariata: componenti open source, componenti a pagamento, componenti sviluppati in precedenza da me per altri clienti, e componenti sviluppati da me per questa commessa

solitamente gli sviluppatori non forniscono il codice sorgente dei loro prodotti

la legislazione in materia vigente nel nostro paese è datata, complessa, confusa. Basti dire che il pilastro ne è la Legge sul Diritto d’Autore 633/1941, varata durante il Regno di Vittorio Emanuele III e la Presidenza del Consiglio di Benito Mussolini.

Ad ogni modo ci tengo che i miei clienti sappiano che:

La presente offerta comprende il codice sorgente e tutto il necessario a ricreare l’applicazione funzionante nelle sue diverse versioni.

Quindi, piuttosto di fare come fanno tutti, ovvero far finta che i sorgenti non esistano o, chi può, affidarsi a un team di avvocati, faccio appello ad alcuni criteri di buon senso:

il fornitore si impegna, a meno di accordi diversi, a non utilizzare il codice sviluppato per il committente per creare prodotti simili in concorrenza o per aziende o enti concorrenti del committente stesso

il committente accetta la non esclusività sui diritti di modifica e ridistribuzione del codice fornito. Parti del codice potranno, quindi, venire utilizzate dal fornitore per altre commesse ad altri clienti.

In termini tecnici si tratta di una licenza non esclusiva. In pratica è una cosa, credo, ragionevole.